• Ospedale di comunità: l’intesa in Stato-Regioni

    Fonte: QuotidianoSanità 19 FEB 2020 – Torna alla Stato Regioni l’intesa sull’ospedale di comunità che aveva subito uno stop “politico” (ma non per ragioni sanitarie) a luglio.
    Il testo è lo stesso rinviato sette mesi fa e sul quale il ministero aveva chiesto la mancata intesa e su questo stavolta c’è il via libera unanime della Commissione Salute, anche perché ha recepito le richieste delle Regioni di eliminare riferimenti alla dotazione di posti per mille abitanti e di prevedere per l’assistenza notturna oltre a quelli di Continuità assistenziale medici che operano nella struttura anche ospedaliera in cui l’ospedale di comunità si trova.
    Per il resto l’intesa definisce l’ospedale di comunità come struttura di ricovero breve che fa parte dell’assistenza territoriale e che può avere una sede propria, essere collocato in strutture sanitarie polifunzionali, presso presidi ospedalieri riconvertiti, presso strutture residenziali oppure essere situato in una struttura ospedaliera, ma è sempre riconducibile all’assistenza territoriale.

    La gestione e l’attività sono basate su un approccio multidisciplinare, multiprofessionale e interprofessionale, in cui sono assicurate collaborazione ed integrazione delle diverse competenze ed è riconducibile all’organizzazione distrettuale e/o territoriale delle aziende sanitarie. In questo senso la responsabilità gestionale-organizzativa complessiva sarà assegnata a una figura individuata anche tra le professioni sanitarie della articolazione territoriale aziendale di riferimento e svolge anche una funzione di collegamento con i responsabili sanitari, clinici e assistenziali, e la direzione aziendale.
    La responsabilità clinica dei pazienti è attribuita a un medico di medicina generale (pediatra di libera scelta se pediatrico), oppure un medico che opera nella struttura scelto tra i medici dipendenti o convenzionati con il SSN o incaricato dalla direzione della struttura e per le strutture private, un medico incaricato dalla struttura.
    La responsabilità assistenziale è dell’infermiere secondo le proprie competenze e l’assistenza/sorveglianza sanitaria infermieristica è garantita nelle 24 ore.
    L’ospedale di comunità può essere costituito da uno o due moduli di 15-20 posti letto le cui attività di coordinamento sono assicurate da un infermiere con funzioni di coordinamento (caposala).
    Ed è auspicabile, si legge nell’intesa, che venga assicurata la funzione dell’infermiere case manager.
    I processi assistenziali devono essere coerenti con i criteri di gestione del rischio clinico in uso presso il Distretto/Azienda sanitaria di afferenza e devono essere promossi e assicurati: la formazione continua di tutto il personale, la valutazione e il miglioramento continuo della qualità dell’assistenza.
    L’ospedale di comunità secondo l’intesa costituisce un setting ideale per promuovere una maggiore integrazione sia con la Comunità Locale (associazioni di volontariato) che con i Servizi Sociali: la collaborazione tra ambito sanitario e sociale e la comunità locale rappresenta un suo elemento qualificante a garanzia di una risposta a un ampio insieme di bisogni e di tempestiva programmazione delle dimissioni. Inoltre, la collaborazione con le associazioni di volontariato può offrire un utile contributo anche nella rilevazione della qualità percepita dei pazienti e dei familiari-caregiver.
    L’ospedale di comunità deve dotarsi anche del sistema informativo per la raccolta, il periodico aggiornamento e la gestione dei contenuti informativi necessari al monitoraggio dell’attività clinica e assistenziale erogata, assicurando la trasmissione dei dati a livello regionale per il monitoraggio delle prestazioni erogate nell’ambito del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) del ministero della Salute.
    La Regione poi valuterà periodicamente l’attività degli ospedali  di comunità sul proprio territorio,  utilizzando anche elementi di valutazione comuni a livello nazionale, raccolti con il flusso informativo nell’ambito del quale dovranno essere compresi gli indici di valutazione multidimensionale del paziente validati dalla letteratura scientifica.

    Il testo dell’intesa

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