• Sgravi, misure fiscali e decontribuzione. La ricetta Fimmg per rilanciare la medicina di famiglia

    Di Mauro Miserendino su Doctor33:

    «Ai medici di famiglia e ai cittadini non serve più il modello contrattuale degli aumenti a quota capitaria definiti sul Fondo sanitario nazionale. Serve invece essere aiutati a investire sullo studio e sui fattori produttivi: strumentazione e personale. Quindi gli aumenti chiave non li chiederemo alle Regioni; queste ce li daranno se otteniamo i risultati richiesti sul fronte delle cronicità, delle liste d’attesa, dell’evitamento dei carichi in pronto soccorso, delle vaccinazioni. Ma per ottenere quegli obiettivi l’interlocutore è il Governo. Abbiamo bisogno di sgravi, misure fiscali, decontribuzione». Parla Silvestro Scottisegretario Fimmg a margine del tour che sta portando il camper di #Adesso Basta!, iniziativa del suo sindacato per coinvolgere cittadini e istituzioni nella campagna con cui i medici spiegano che ce la possono fare, ad assistere 500 over 65 su 1500 assistiti, ma vanno aiutati a cambiare marcia. In Lombardia alla presenza dell’Assessore Giulio Gallerache elogia Fimmg per essersi messa a disposizione della riforma delle cronicità caldeggiando la presa in carico dei pazienti con cooperative e medicina di iniziativa, Scotti spiega a DoctorNews le prossime mosse dopo la firma della pre-intesa sulla convenzione. «L’accordo manda a regime arretrati che nell’intesa del 2018 avevamo recuperato ma di cui non era scontato il “trascinamento”», ricorda Scotti. «Ieri in Emilia Romagna abbiamo raggiunto un’intesa con il Presidente della Conferenza delle Regioni e il Presidente del Comitato di Settore, che sono rispettivamente il governatore regionale Stefano Bonaccini e l’assessore alla sanità Sergio Venturi, per portare a tutti gli assessori il nostro messaggio così da discutere tra il 25 settembre e fine anno la parte normativa della convenzione e giungere a un accordo. Noi abbiamo recuperato gli arretrati ma ora dobbiamo far fronte a un’ondata di nuovi cronici, e trovare i mezzi perché il nostro servizio, il più “prossimo” al paziente (sarà anche il tema del Congresso Fimmg di Villasimius, 7-12/10) dia le risposte attese».

    L’interlocutore è il governo, anziché le Regioni? «Esatto. Chiedessimo ora aumenti sul Fondo sanitario nazionale, ci scontreremmo – ad esempio – con la priorità di acquisire costosi farmaci innovativi a disponibilità invariate o quasi. Dobbiamo cercare le risorse altrove, ad esempio nella legge di stabilità. A partire dagli strumenti di innovazione tecnologica che mostriamo nel camper: elettrocardiografi, spirometri portatili, holter cardiaci che danno il tracciato di 7 giorni H24, ecografi per approfondire le nostre visite. Il finanziamento dei fattori produttivi per gli ospedali esiste già. E ancora, chiediamo che sia lo stato a pagare il reddito di cittadinanza per due anni ai percettori che intendessimo formare come assistenti di studio medico, visto che la legge ci equipara ad imprese e per le imprese prevede tale benefit: diventeremmo presìdi del servizio sanitario più forti a invarianza di oneri per lo stato. E ancora: in qualità di fornitori di servizi per i nostri assessorati regionali, perché non potremmo fruire di un’Iva agevolata al 4%?»

    Tutte norme che trovano allineate le regioni e riguardano Def e Finanziaria. Le risorse sono state quantificate?«Sono somme esigue, poche decine di milioni di euro per iniziare un percorso virtuoso. Contestualmente vogliamo introdurre nell’accordo nazionale una revisione delle prestazioni di particolare impegno: in tempi di telemedicina le attuali sono superate e spesso sono di netta pertinenza infermieristica. Forse finanziare una legge sull’infermiere di famiglia come quella proposta in parlamento è sproporzionato, ma dobbiamo crescere. E si deve mettere nel nuovo accordo che è diverso avere1000 o 1500 assistiti, cambia il carico delle cronicità e degli altri, quindi occorre avere una dotazione adeguata. Nel decreto legge Calabria sono stati previsti aumenti di massimale in particolari situazioni. Bene. Quegli aumenti vanno correlati alla presenza di strumenti che il medico non può finanziarsi da solo, la scommessa deve essere condivisa».

    Che cosa rimane in queste trattative convenzionali delle richieste del 2007 quando Fimmg ideò una Rifondazione della Medicina generale, medici di famiglia e guardia a pari dignità, convivenza potenziale totale tra numero di scelte e di ore? «Le Unità di Medicina Generale, il nucleo della Rifondazione, rispecchiano il microteam di cui parliamo oggi, una soluzione (coordinamento del medico più collaboratore con infermiere e medico di continuità assistenziale in proporzioni pre-assegnate ndr) che risponde esattamente ai bisogni di comuni sotto i 5 mila abitanti, che sono il 69% dei comuni e coprono 10 milioni di italiani. E che, soddisfatte le nostre richieste, darebbe slancio ai giovani e responsabilizzerebbe tutta la categoria, a patto che poi i risultati ottenuti sui pazienti siano a loro volta valorizzati».

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