Non hanno titolo all’esecuzione di esami diagnostici parafarmacie ed ipermercati. 

La Regione Piemonte con DL 11/2016 aveva liberalizzato la pratica di diagnostica di primo livello (senza prelievo ematico con siringa) estendendola alle parafarmacie ed ai grandi esercizi commerciali. 
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 66/2017, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge regionale piemontese che ampliava, con la concessione degli screening di autodiagnosi, la vendita dei medicinali già resa possibile con legge dello stato definendola “in chiaro contrasto con la – vigente – normativa statale”. 

La Consulta ha, infatti, precisato che, sebbene gli “esercizi di vicinato e le grandi e medie strutture di vendita” possano vendere farmaci da banco, non è possibile riconoscere ad esercizi diversi dalle farmacie convenzionate con lo stato “prestazioni analitiche di prima istanza”, come i test di controllo su sangue senza prelievo (trigliceridi, colesterolo, glicemia, ecc.). 

I criteri stabiliti dalla legislazione statale relativi all’organizzazione dei servizi delle farmacie, chiarisce la Cassazione, costituiscono infatti «principi fondamentali» in materia di tutela della salute, finalizzati a garantire che sia mantenuto un elevato e uniforme livello di qualità dei servizi in tutto il territorio, a tutela di un bene, quale la salute della persona, «che per sua natura non si presterebbe a essere protetto diversamente alla stregua di valutazioni differenziate, rimesse alla discrezionalità dei legislatori regionali». 

Il commento del presidente della Federazione nazionale (Fnpi): «È decisamente assurdo impedire l’autoanalisi in parafarmacia: il concetto stesso di autoanalisi si riferisce infatti ad un controllo dei parametri ematici eseguito dal paziente in autonomia, in casa propria o al massimo con l’assistenza di un farmacista. Attendiamo che la politica si muova e decida cosa fare dei farmacisti delle parafarmacie».

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