• Previdenza, aumenta la contribuzione. Redditi erosi


    Con l’approssimarsi del periodo in cui i professionisti sanitari devono inviare le dichiarazioni dei redditi ai fini del calcolo della contribuzione si scopre che più o meno tutte le casse previdenziali privatizzate, sanitarie e non, hanno previsto tra il 2012 e il 2024, cioè in questi anni post-crisi, un incremento delle aliquote contributive. Per l’Enpam va dagli 8,5 punti percentuali dei liberi professionisti puri ai 10 punti di medici di famiglia e pediatri. Ma anche le altre professioni non se la passano meglio. Quest’anno per gli infermieri liberi professionisti l’aliquota contributiva passa dal 14% sul 2015 al 15% del 2016; per i veterinari è prevista una “scala”, come per i medici, e si va dal 13% di aliquota del 2015 al 19% del 2025: per i biologi si passa dal 12% del 2015 al 14% di quest’anno. Va poi aggiunto il contributo integrativo in genere destinato a fini solidaristici: non solo ormai lo hanno adottato quasi tutte le casse privatizzate, ma è in crescita. Per gli infermieri professionali è salito dal 2 al 4% (anche se quando si fattura elettronicamente alla pubblica amministrazione si chiede il 2%). Per tornare ai medici, che dichiareranno i loro redditi libero professionali all’Enpam entro il 31 luglio sul modello D, hanno visto salire l’importo dei loro contributi con la riforma del regolamento Enpam nel 2012. Per i convenzionati che versano nella quota medicina generale si passa dal 15% della retribuzione versato nel 2013 al 26% del 2024 (attualmente siamo al 18%). I pediatri completeranno lo scatto di 10 punti nel 2025. Gli specialisti ambulatoriali dal 2015 aumentano la contribuzione di un punto annuo e passeranno dal 24% del 2015 al 32,65% della dipendenza (Inpdap) del 2024. Per i liberi professionisti puri contribuenti in quota B lo scatto è dal 12,5% che si versava nel ’14 al 19,5% previsto per il 2021.
    Non presenteranno invece -come di consueto- alcuna dichiarazione reddituale all’Enpaf i farmacisti. Questi ultimi, in ragione del peculiare meccanismo di calcolo della pensione, non subiscono aumenti sui contributi previdenziali a parte l’adeguamento all’indice Istat dei prezzi al consumo. La quota intera per i titolari o soci di farmacia è 4.468,50 euro inclusa assistenza e maternità, con riduzioni percentuali importanti per i dipendenti che già contribuiscono all’Inps. Spiega Emilio Croce, presidente Enpaf: «Per i farmacisti, allo stato, non trova applicazione una aliquota percentuale da computarsi sul reddito professionale prodotto; i nostri iscritti versano un contributo previdenziale fisso, uguale per tutti, a cui corrisponde una prestazione predefinita, facendo salva la possibilità, per chi possiede determinati requisiti – come gli iscritti con altra previdenza obbligatoria – di ridurre, a domanda, la contribuzione con conseguente riduzione del trattamento maturando». Croce ammette che «è allo studio dell’Enpaf una riforma tendente a introdurre un diverso calcolo della pensione basato sul sistema contributivo, e magari in futuro qualcosa cambierà. Ma visto il momento difficile che la professione vive si pensa di procrastinare il tema ed affrontarlo non appena i tempi saranno maturi».

    Fonte Doctor33

    Mauro Miserendino

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