• 482 medici pugliesi segnalati alla Corte dei conti per iperprescrizioni  e prescrizioni inappropriate

     

    Mentre la FNOMCEO e tutte le sigle sindacali dei medici del territorio ed ospedaliere sembra abbiano messo da parte conflittualità campanilistiche e si organizzano per tentare di porre un argine alla definitiva decadenza del SSN come l’abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa, lo Stato individua ogni giorno di più nei medici il capro espiatorio per risolvere problemi di bilancio determinati da una pregiudizievole gestione della sanità, a tutti i livelli politici: locale, regionale e nazionale.

    Non è in discussione la gestione criminosa della macchina sanitaria utilizzata come risorsa elettorale, come capiente parcheggio di eminenti ed iperpagate figure di prestigio politico e per la distribuzione di appalti personalizzati e posti pubblici ad amici, parenti ed amici degli amici tanto che per ogni “operaio” della sanità ci sono dieci o venti amministrativi e dirigenti super pagati e molto spesso inutili per non dire dannosi.

    Si tenta di recuperare risorse sempre a spese dei più fragili e di coloro che giornalmente sono a loro contatto, che ne custodiscono il riconoscimento sincero per la presa in carico di un fardello di sofferenze fisiche e psicologiche montanti in un periodo di decadenza e di perdita di ogni forma di sostegno da parte dello Stato…

     

    Da altre testate giornalistiche:

    FONTE – dottnet.it:

    La guardia di finanza ha segnalato alla procura pugliese della Corte dei conti 482 medici delle province di Brindisi, Lecce e Taranto per aver arrecato un danno al Servizio sanitario nazionale di 194.000 euro. Avrebbero prescritto 15.541 confezioni di farmaci, arrecando un aggravio al bilancio dell’Asl di Brindisi, secondo un meccanismo ritenuto non corretto: si tratta di alcuni antiipertensivi di costo elevato (sartani in associazione), usati per la cura di insufficienza cardiaca, diabete e di altre condizioni cliniche ad elevato rischio cardiovascolare, rimborsabili dal Ssn purché venga effettuata preliminarmente una cura con farmaci simili il cui costo è inferiore al primo. I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Brindisi hanno segnalato quindi i medici che avrebbero contravvenuto ai criteri fissati dall’Agenzia italiana del farmaco e alle disposizioni della Regione perché possa essere disposto il recupero delle somme ingiustamente addebitate all’azienda.

    Le indagini, avviate dal nucleo di polizia tributaria appartenente ai “baschi verdi”, hanno riguardato l’incrocio di alcuni dati dell’azienda sanitaria, controllando le prescrizioni di medicine per insufficienza cardiaca, diabete e altre patologia ad elevato rischio cardiovascolare. Nel dettaglio,sono stati esaminati i rimborsi legati al servizio sanitario nazionale dal 2012 al 2014. Pertanto, gli stessi militari indicano pure la somma che ciascun professionista sia tenuto a rendere.

    Stando a quanto sostenuto dalle Fiamme Gialle, ciò in contrasto con le indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco, nonché con quelle dell’assessorato regionale alla Sanità per l’attuazione del piano di rientro sanitario. Di norma, infatti, la prescrizione del tipo di farmaci contro l’ipertensione dovrebbe essere preceduta da un adeguato trattamento con preparati contenenti lo stesso principio attivo, ma non in associazione fissa (che costa circa un terzo in meno dei primi, come accennato in apertura d’articolo).

     

    FONTE – Doctor33:

    Il decreto sull’appropriatezza in arrivo fa crescere la tensione tra medici di famiglia e ministero della Salute. I primi, e in particolare il sindacato Smi, chiedono un incontro urgente a Beatrice Lorenzin per disinnescarne premesse problematiche per la tenuta del sistema sanitario. Il decreto condiziona a determinate situazioni l’erogazione a carico della sanità pubblica di esami tra cui Tac e risonanza magnetica, e test genetici. «Siamo stufi di provvedimenti che incidono sul piano della diagnosi e cura ma vengono presi in base a criteri economicistici». afferma il segretario Smi Pina Onotri. «Una cosa è l’appropriatezza clinica, altra l’erogabilità. La prima è definita dal medico in base alle condizioni del paziente: se un esame salva la vita e c’è l’indicazione clinica a prescriverlo, è a carico della sanità pubblica; devono essere le Asl, se sono intervenuti motivi contingenti, a spiegare al paziente che quella prestazione non è erogabile dalla sanità pubblica, magari perché quei soldi vanno destinati al farmaco antiepatite. In questi casi si parla di derogabilità: un concetto che dipende dalle condizioni economiche del servizio sanitario». «I direttori generali – continua Onotri – sono premiati per aver raggiunto obiettivi economici, per aver fatto rispettare medie prescrittive e non aver sforato certi budget, e ci impongono il loro metro. Ma noi medici di famiglia siamo il primo bastione del sistema e rileviamo il peggioramento delle condizioni dei nostri pazienti in questi anni. Meno che mai oggi possiamo limitare il diritto alla salute». Poco conta che le linee guida d’appropriatezza saranno fatte da medici, da società scientifiche, e non da amministrativi. «Anche ad applicare correttamente le linee guida, queste non sempre scagionano il medico di fronte a un contenzioso Rc se il paziente subisce dei danni, magari perché abbiamo lesinato una cura». In un comunicato lo Smi traccia un parallelo tra il decreto appropriatezza nazionale e le “assurde” condizioni di derogabilità dell’alendronato contro l’osteoporosi in Sicilia. In apparenza la similitudine è ardita: la nota Aifa assoggetta il farmaco a un esame non investito dalle norme sull’appropriatezza, la densitometria, ma una norma siciliana consente la densitometria solo in presenza di alcune patologie, ergo i pazienti siciliani prendono meno alendronato e sulla base delle evidenze cliniche rischiano maggiore esposizione a frattura del femore. Centinaia di Mmg catanesi lo hanno prescritto e sono stati convocati dall’Asl per spiegare la scelta. Per Onotri hanno agito secondo appropriatezza, «come i colleghi laziali nel mirino di quelle Asl che chiedono la restituzione di somme per la prescrizione di terapia del dolore. C’è un filo rosso che lega queste situazioni: si parla di percorsi terapeutici per patologie importanti. Chi può dire che sia inappropriato prescrivere quei medicinali? Quando la coperta diventa più corta la politica rovescia sui medici l’onere di dire al cittadino che una medicina non è adeguata a lui, mentre invece lo è e non gliela si vuol concedere».

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