• Un nuovo modello di welfare

    Da Tribuna Ippocratica N° 1 – Giugno 2020:

    Nel momento più difficile e complesso che il Paese sta attraversando, per affrontare la drammaticità e le conseguenze del COVID-19, sembrano emergere tante soluzioni a problemi atavici della sanità, troppe, ma quasi tutte col difetto di essere disarticolate. Intanto è diventato necessario agire presto e in maniera appropriata, per ridare fiducia e serenità ai cittadini.

    C’è stato, in questo dramma, un primo momento (fase 1), quasi totalmente di tipo sanitario e a gestione prevalentemente ospedaliera. Ora, invece, sta subentrando un momento ospedaliero-territoriale, dove il territorio preso in scarsa considerazione nella fase 1 e 2, sta diventato indispensabile nella fase 3 e successive fasi extra ed oltre COVID 19.

    Cosa bisognerebbe fare perché il Territorio possa essere pronto?

    La risposta è univoca, deve ri-organizzarsi ed integrarsi.

    La Campania, a gennaio, quando ancora non  si immaginava cosa stesse per accadere, approvava, con DCA 16/2020 pubblicato sul BURC 7/2020, lo stralcio dell’Accordo Integrativo Regionale (A.I.R.) per la Medicina Generale, che vede nella riorganizzazione del Territorio una unica forma associativa identificata nella AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale). Partendo da questo presupposto bisogna capire ora come la AFT può diventare la risposta giusta alla domanda di assistenza necessariamente “COMPLETA, CONTINUA ed INTEGRATA”.

    È oramai opinione comune che senza EQUIPE di cura socio-sanitaria integrata non si può realizzare una reale presa in carico del cittadino di una determinata Comunità. Dove per Comunità si intende un ambito di cura omogeneo e circoscritto a 20.000-30.000 cittadini (quartiere di grossi ambiti o aggregati municipali per piccole realtà).

    In questi giorni, purtroppo, stiamo assistendo a numerosi tentativi di proposte disgregate che vedono nell’Infermiere di Famiglia e di Comunità o nel Farmacista di Famiglia e di Comunità la risposta alla gestione della Cronicità e della Prevenzione, parlando dell’indubbio valore di ogni professione senza parlare mai di INTEGRAZIONE fra esse. Allora è arrivato il tempo dei chiarimenti.

    Abbiamo modelli di governance territoriali capaci di coordinare le attività assistenziali di privati, di convenzionati e di dipendenti?

    La risposta potrebbe essere dove il Distretto Socio-Sanitario esiste e dove si è organizzato con le Case della Salute. Luoghi questi (modello ospedalocentrico del Territorio) dove la somma degli operatori (MMG, Specialisti, Infermieri e altri Operatori Socio-Sanitari) dovrebbe generare il risultato. Ma, ad oggi, tali risultati parziali e non eccellenti fanno capire che la risposta è NO. Per cui siamo ancora lontani da un modello di presa in carico di Reale Rete Territoriale, dove il collegamento in rete e il management gestionale unico può generare una risposta univoca multiprofessionale-multidisciplinare, completa e continua.

    Il perché è facile da intuire in quanto la miriade di attori del Territorio (MMG, MCA, Specialista, Farmacista, Infermiere, Biologo, Psicologo, Assistente sociale, etc.) non coordinati da una regia unica e con rapporti di lavoro e responsabilità diversi, realizzano la integrazione professionale come somma degli interventi e non come univoca risposta allo stato di benessere bio-psico- sociale della persona assistita.

    Manca quindi nel concetto “integrazione” del rapporto lavorativo multiprofessionale e multidisciplinare del Territorio una forma giuridica tale da consentire una collaborazione costruttiva ed univoca verso l’obiettivo di salute della persona presa in carico. Pertanto la soluzione potrebbe passare attraverso 3 possibilità che uniformino il modello assistenziale tra le diverse professionalità.

    Tali possibilità riconducono ad una unicità di rapporto per tutti

    • Tutti dipendenti pubblici, con ruoli e responsabilità individuali ed individuabili, coordinati da una direzione socio-sanitaria;
    • Tutti convenzionati, ognuno con compiti definiti, autonomi e responsabili delle prestazioni effettuate;
    • Tutti dipendenti di società private profit o non profit (esternalizzazione con gare e/o accreditamento);

    L’ultima ipotesi nelle forme non profit vede la soluzione più efficace ed economica nelle Società Cooperative.

    La Cooperazione così come dettata dall’art. 45 della Costituzione (funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazio- ne privata.), dall’art. 2512 del c.c.  (mutualità prevalente.), dall’art. 1 Legge 381/91 (gestione di servizi socio-sanitari ed educativi.), dall’art. 2 D.Lgs 112/17 (interventi e servizi sociali, interventi e prestazioni sanitarie.) potrebbe essere la risposta se coordinata nelle varie specialità (medici, farmacisti, operatori socio-sanitari, specialistica diagnostica, etc…).

    La soluzione migliore, a nostro giudizio, è una via di mezzo tra la seconda e la terza ipotesi, perché può essere quella che dà la risposta giusta e appropriata alla riorganizzazione delle Cure Primarie. Lo è soprattutto perché non rivoluziona il Sistema attuale ma individua e affida la responsabilità della presa in carico completa, continua   e integrata al MMG. Ma non può bastare, perché il MMG, organizzato in AFT senza personalità giuridica, non può raccordarsi con gli altri attori della Rete Territoriale attraverso rapporti di collaborazione definiti e concordati.

    Allora la necessità di operare attraverso Società Cooperative con altri professionisti della rete convenzionati o non.

    Tale visione non è teorica, perché si potrebbe realizzare in Campania un modello sperimentale di welfare che dia al cittadino una assistenza di prossimità, continua, completa ed integrata, affidando al MMG il percorso di salute del cittadino (presa in carico fiduciaria).

    Un MMG associato e organizzato che nella propria Comunità (AFT), attraverso le cooperative dotate di personalità giuridico-imprenditoriale, si doterebbe di fattori produttivi e di persona- le, necessari per realizzare quel Percorso globale di salute (prevenzione, educazione, assistenza e cure per acuti e cronici) fissato come obiettivo prioritario da Regione, ASL e Distretti.

    Tale proposta operativa è in attesa di essere presentata al Presidente della Regione Campania.

    La Cooperativa Medincò SCarl

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