• Come cambia medicina del Territorio

    Fonte: Il Riformista.

    L’intesa tra Regione e medici di medicina generale è di mesi fa, ma l’ha bloccata il Coronavirus. Tanti non lo sanno, ma per mesi i camici bianchi hanno seguito negli ospedali e nei policlinici particolari corsi di specializzazione per migliorare la loro preparazione. “Tutte le sigle sindacali dei medici di medicina generale – ricorda Pina Tommasielli, esponente della Fimmg – hanno aderito all’iniziativa che rappresenterà, appena superata questa dura fase di pandemia, una svolta epocale nell’assistenza. Fimmg, Smi, Snami e Intesa Sindacale hanno risposto positivamente alla richiesta di abbandonare la visione ospedalocentrica, ampiamente superata”.

    L’accordo è nel “freezer”, ma una volta “scongelato” dovremo abituarci a convivere con una nuova sigla assistenziale: la Aft che significa Associazione funzionale territoriale.La prima novità sarà rappresentata dagli studi dei medici di famiglia che nel tempo hanno subito diverse modifiche. Sono pochi i medici che lavorano con il sistema antiquato di “casa e studio”. Erano una sorta di amanuensi del terzo millennio che, dopo un contatto con l’assistito, consegnavano prescrizioni per farmaci, indagini cliniche o strumentali. Amanuensi corteggiati da colleghi di altre categorie che li hanno aiutati a lavorare in locali ampi e centrali in cui organizzare studi in cui si alternano più professionisti. Da Oscar su tutti è il centro medico attivato porta a porta con la farmacia o con il vicino centro diagnostico.

    Partiranno le Aft per ufficializzare la possibile aggregazione fra medici di famiglia e per assicurare continuità assistenziale sul territorio. Le singole sigle sindacali hanno organizzato le cooperative di medici di famiglia che saranno in funzione – rispettando un progetto nazionale – tutti i giorni feriali dalle 8 alle 20. Il medico non sarà l’amanuense che scriveva e consegnava prescrizioni ma, con l’entrata in funzione dell’Associazione funzionale territoriale, darà una risposta sanitaria qualificata per evitare le barelle in ospedale e i ricoveri impropri. “Molti colleghi hanno seguito corsi di specializzazione – spiega Giuseppe Tortora, dirigente nazionale dello Snami – all’Istituto Pascale o nei policlinici perché il medico di famiglia appena l’Aft sarà operativa dovrà occuparsi, personalmente o con la consulenza di un collega di studio, di prevenzione oncologica, di prelievi ematici e dovrà essere in grado di eseguire una serie di accertamenti come spirometrie ed elettrocardiogrammi”.

    I medici di famiglia saranno in contatto telematico con il distretto di appartenenza per garantire al cittadino un’assistenza sanitaria più qualificata rispetto al passato. “I nostri colleghi – chiarisce Luigi Sparano, segretario provinciale della Fimmg – nei poliambulatori disporranno di ecografi, spirometri, nevoscopi, apparecchiature per gli elettrocardiogrammi e avranno la possibilità di prenotare telematicamente appuntamenti specialistici nei distretti. Sì, siamo vicini a una svolta epocale: superata la pandemia da Coronavirus, i medici di famiglia saranno all’alba del cambiamento”. Il finanziamento è garantito dalla Regione che pagherà sette milioni ai medici di medicina generale e tre milioni l’anno per i primi tre anni che diverranno poi strutturali.

    “In ogni poliambulatorio ci sarà un collaboratore di studio e prevediamo – chiarisce Pina Tommasielli – che potrebbero essere 2mila, pagati con rimborsi della Regione; così come ci sarà del personale infermieristico, orientativamente tre o quattro infermieri ogni 20 medici, che si occuperà di vaccinazioni, screening, prevenzione oncologica per il cancro alla mammella, alla cervice uterina o al colon retto. Oggi il 5 per cento dei medici ha un infermiere, il 50 ha un segretario di studio, collaboratori la cui presenza diventerà del 100 per cento. Per la diagnostica il Ministero della Salute ha messo a disposizione 238 milioni di cui 23 destinati allaCampania: risorse sufficienti per partire col piede giusto”.

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