• Corso Mg, in Liguria simulazioni e innovazioni.

    Di Mauro Miserendino

    Novità importante nel corso triennale di medicina generale in Liguria: la Scuola di formazione regionale ha introdotto la simulazione didattica avanzata, e da ieri 65 giovani del corso si cimentano nella pratica con manichini, robot e in sessioni virtuali: in tutto una settimana di lezioni ciascuno, grazie a un accordo con l’Università di Genova che mette a disposizione degli studenti le strutture del Simav, il Centro di servizio di Ateneo di simulazione e formazione avanzata presieduto da Gian Carlo Torre. Obiettivo: imparare a gestire le emergenze e tecniche come accessi venosi, cateterismi, medicazioni, suture, esami strumentali, in vista di un lavoro che arriva sempre più presto, per via dell’ammissione di tirocinanti ai concorsi per le zone carenti in medicina generale in caso di mancanza di candidati prevista dal decreto Calabria.

    Quattro le nuove tipologie di didattica: la macrosimulazione, con manichini che a seconda degli scenari riproducono in bassa, media o alta fedeltà il paziente-tipo; la microsimulazione al computer con programmi interattivi con cui lo studente ha di fronte un paziente virtuale, decide la terapia e riceve un feed-back dell’impatto della sua decisione sul “malato”; la simulazione relazionale con un collega-paziente, con story-board, “sceneggiature” che mimano il rapporto con la persona reale, partendo da un copione pre-definito ma con registrazione e de-briefing successivo; infine, la realtà virtuale, per imparare con software semplici e avanzati – un po’ come con i simulatori di guida – cateterismi, suture fino ad interventi chirurgici molto complessi (laparoscopia, robotica) per accrescere la manualità a beneficio dei pazienti. L’apprendimento nella nuova modalità è destinato a rivoluzionare anche l’esame a fine triennio, dove il discente sarà valutato per come padroneggia le procedure nonché per le azioni eseguite e no. L’importante è migliorare il “saper fare”, cosa di cui si dice fiduciosa l’assessore alla salute ligure Sonia Viale che ricorda come i nostri medici siano già tra i migliori al mondo nella preparazione teorica.

    I manichini possono davvero tanto? Qualcuno in passato ha storto il naso. «Ne utilizziamo a diversi livelli di fedeltà, alcuni mimano perfettamente il paziente reale, tenendo presente che dietro c’è una cabina di regia», spiega Stefano Alice, direttore della Scuola di Medicina generale ligure. «Ad esempio, se si esegue un’ecografia si deve introdurre la sonda correttamente, e non c’è bisogno di grande risoluzione, ma al momento della diagnosi il tutor che gestisce il programma può caricare immagini patologiche e l’abilità sta nell’imparare ad interagire tra mano, programma e nozioni apprese in precedenza, in un tempo incommensurabilmente minore di quanto ne servirebbe nella pratica reale per raggiungere una casistica adeguata. Nella microsimulazione si prescrivono terapie a fronte di sintomi e il programma ti offre un paziente virtuale che a seguito delle tue scelte può migliorare o peggiorare facendoti capire se hai indovinato diagnosi e quadro clinico».

    Se da una parte crescerà il bagaglio dello studente, dall’altra si alzerà l’asticella di difficoltà dell’esame, specie per chi frequenti poco: e come non pensare a chi lavora perché deve sostituire un medico titolare andato in pensione, in vista del conseguimento di una carenza, ha gran bisogno del diploma ma non può frequentare sempre? «L’obiettivo qui è mettere il medico a confronto con ciò che sa e ciò che non sa. Verso la fine degli studi – riflette Alice -ognuno di noi è a un bivio, dice: ho talento per questo, non per quest’altro. Qualcuno sceglie, forse la maggioranza, di specializzarsi sui temi in cui è bravo. Qualcun altro può decidere di privilegiare una buona preparazione di base senza lacune, su tutto. Noi crediamo che il paziente abbia bisogno di un medico capace di affrontare i suoi problemi a tutto tondo. La selezione fin qui a fine triennio di fatto è assente; noi vorremmo iniziare a misurare il saper fare, non “selezionare” e basta, siamo convinti che questo tipo di didattica dia di più al paziente».

    Ci sarebbero stati contatti con altri atenei del Nord e altre scuole di medicina generale per riprodurre la simulazione didattica. Genova non rivendica la primazia, ma – ricorda Torre, già preside di facoltà – «il Simav dal 2011 è a disposizione come organo dell’università di tante esperienze didattiche e in questi anni ha cercato di favorire l’interazione non solo tra sanitari ma tra diversi professionisti, come bioingegneri, economisti. Con i medici di famiglia c’è un pezzo di strada da percorrere insieme».

    Fonte: Doctor33

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