• Governo e sindacati. Intervista a Scotti, Testa, Onotri, Magi e Biasci

    Da QuotidianoSanita:

    Ecco quali sono le aspettative nei confronti del nuovo Governo da parte dei leader dei sindacati della medicina convenzionata (medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatorial) di Fimmg, Snami, Smi, Sumai-Assoprof e Fimp.  

    Con il cambio di maggioranza nel Governo pensate vi saranno cambiamenti di linea sulla sanità rispetto al precedente esecutivo?

     

    Silvestro Scotti, Segretario nazionale Fimmg

    Siamo certi che questo esecutivo farà di tutto per confermare l’universalità e l’accesso per tutti i cittadini al SSN. Auspichiamo che, condividendo questo principio, non si riparta da zero per motivi ideologici e si valorizzi il lavoro fino a qui fatto. Non c’è più tempo per elaborazione di progetti e sperimentazioni.

    D’altra parte è chiara la strada da imboccare per rispondere alle sfide dovute all’invecchiamento della popolazione e alla mancata programmazione. 

    Si tratta quindi di passare dal dibattito all’azione pratica concertandola con le Regioni. E’ giunto il tempo che si valorizzino, non solo a parole o isolatamente, le cure territoriali e tutte le professionalità che lì agiscono, ognuna per le  proprie competenze che devono essere coordinate tra di loro. Questo prevede un ruolo fondamentale del Governo per l’armonizzazione degli Accordi Collettivi e dei Contratti Collettivi Nazionali e nel reperire anche risorse che creino un fondo per gli investimenti strutturali per il territorio fuori dal FSN come già esistono per l’ospedalità ovvero quello dell’edilizia ospedaliera.  

    Angelo Testa, Presidente nazionale Snami 

    Pensiamo (e speriamo) che possa esserci maggiore attenzione alla sanità pubblica, rafforzando il rapporto fra Cittadino e Stato evitando la deviazione, sempre più significativa, verso la sanità privata.  

    Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani

    Pensiamo di no. C’è da parte del nuovo Ministro della Salute, Roberto Speranza, la volontà di un rilancio del SSN con la difesa della sanità pubblica.  C’è l’impegno, che reputiamo importante, di abolire il cosiddetto super ticket sulle visite specialistiche, una misura annunciata anche dal Ministro Grillo. Dal Governo Conte II ci aspettiamo una revisione critica in senso garantista del cosiddetto regionalismo differenziato. Non si può permettere a regioni come il Veneto di richiamare in servizio medici in pensione oppure avviare alla professione giovani medici senza un’adeguata formazione. La sanità e il diritto alla salute devono restare tutele garantite dallo Stato. Bisogna continuare a combattere la corruzione e l’inefficienza in sanità. In molte regioni italiane l’aziendalizzazione delle ASL ha portato a gravi storture; il malato con le sue sofferenze e patologie diventava e diventa “un costo ed una spesa” grazie anche ai ricoveri ospedalieri impropri e a prescrizioni farmaceutiche e specialistiche spesso inutili ed indotte anche da flussi sanitari privati e/o pubblici  

    Antonio Magi, Segretario nazionale Sumai-Assoprof 

    Questo è difficile da dirsi a pochi giorni dal cambio di Esecutivo. Stando ai fatti però posso dire che il nuovo ministro della Salute si è presentato con delle dichiarazioni che ritengo interessanti. Ha parlato di difesa del Ssn, di lotta alle diseguaglianze e di territorio. Nel primo consiglio dei ministri poi ha sottolineato la necessità di un aumento del finanziamento per il Fsn e di nuove assunzioni. Ribadendo dunque quanto contenuto nella sua ormai “nota” Pdl: “Disposizioni in materia di finanziamento del Servizio sanitario nazionale” dove all’’articolo 1, propone l’abolizione del superticket. Insomma parliamo di misure che chiunque ha a cuore il Ssn, e il Sumai è tra questi, non può che condividere. Ci riuscirà? Questo è altro discorso. Noi comunque, se questa è la sua linea, saremo al suo fianco.  

    Paolo Biasci, Presidente nazionale Fimp

    Ci auguriamo di si. Le prime dichiarazioni del Ministro Speranza sul ruolo del SSN ed il punto 22 del programma di governo in difesa della sanità pubblica ed universale indicano la volontà di invertire la tendenza al definanziamento del SSN in atto da un decennio, rimasto ancora sostenibile grazie all’abnegazione di tutti gli operatori del SSN. Riteniamo che l’attuale Ministro si impegnerà, come si evince dalle dichiarazioni, per un SSN equo, solidale e universale e svilupperà le “autonomie differenziate” in un’ottica di attuazione omogenea su tutto il territorio nazionale non solo dei LEA, ma anche dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione), nel pieno rispetto dei dettami costituzionali.      

    Quali le prime richieste per il neo ministro Speranza?

     

    Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg

    Che convintamente confermi la centralità della medicina di famiglia nella gestione delle cure primarie facilitando attraverso la normativa e la contrattualità l’organizzazione dei medici di medicina generale tra di loro e con le altre figure sanitarie e non, necessarie per una presa in carico dei cittadini non solo rispetto alla cronicità, alla disabilità, alle cure di fine vita ma anche sulla prevenzione. Tenendo fermamente presente che la prossimità e la fiduciarietà unici baluardi per la rispsosta assistenziale a invecchiamento, cronicità e domiciliarità, non possano essere sacrificate sull’altare di una organizzazione a tutti i costi o meglio fatta solo per contrarre i costi. Recuperare infine proprio il ruolo sulla prevenzione primaria e secondaria per mantenere in buona salute la popolazione affinché si avvii ad una terza età più attiva possibile rendendo, nello stesso tempo, sostenibile il SSN.  

    Angelo Testa, Presidente nazionale Snami 

    1) Investimenti in sanità,2) riduzione delle liste d’attesa,3) riprogrammazione dell’accesso alla professione. Chiediamo al Ministro di non essere un “bugiardo seriale” che come altri non farà seguire alle parole i fatti , ma un “illuminato Ministro” che rifinanziando il SSN mitigherà le diseguaglianze in Sanità che sottolineano quotidianamente in Italia come il raggiungimento di una buona salute dipenda molto dai soldi che la gente ha nel proprio borsellino. Tutti abbiamo consapevolezza che dieci anni di tagli in sanità hanno fatto finire l’Italia sotto la media Ue, sottraendo alla sanità pubblica , circa 37 miliardi di euro.   Serie azioni per contrastare le interminabili liste di attesa con la verifica a livello nazionale dei tempi d’attesa e del reale rispetto dei codici di priorità. Notevole impegno per riprogrammare il numero chiuso, sia per l’accesso alla laurea, sia per il corso di formazione specifica in Medicina Generale e le specialità.   Come quarta richiesta evitare dannose ed infruttuose derive locali nella gestione del Paziente Cronico, che deve trovare le migliore risposte condivise con uniformità in tutta Italia.  

    Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani

    Una legge sulla sicurezza dei medici e degli operatori sanitari contro le violenze che sono costretti a subire durante i turni di lavoro; stipendi adeguati agli standard europei, ricognizione sul territorio nazionale per definire finalmente il fabbisogno di personale per scongiurare la carenza di medici. Un ruolo attivo, congiuntamente al dicastero dell’Istruzione, nella riforma per la formazione di giovani medici, superando l’attuale imbuto formativo che non permette l’accesso alla professione di migliaia di giovani professionisti. 

    Antonio Magi, Segretario nazionale Sumai-Assoprof 

    La solita: una vera politica del territorio. Quella di cui si parla da anni ma che nessuno porta realmente a conclusione. Una politica del territorio dove tutte le figure professionali, ognuna nel rispetto delle proprie competenze: Mmg, Pls, Specialisti Ambulatoriali interni, Psicologi, Biologi, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale tecnico-saniario, lavorano in equipe con pari dignità ma diverse competenze, per rispondere realmente ai bisogni di salute dei cittadini. ipotizzando, le arrivo a dire, anche il superamento del CUP perché così com’è ora non serve perchè attualmente il CUP crea liste d’attesa ed impedisce una reale presa in carico da parte dell’equipe territoriale che deve chiaramente essere messa in rete anche con l’ospedale. Il Paziente preso in carico non deve girare, come avviene spesso, a vuoto. Ma si trova un percorso clinico-terapeutico predisposto senza passare dal CUP o telefonare ai RECUP, e si trova tutti gli appuntamenti già calendarizzati. Quindi solo con una vera politica del territorio, che cambi paradigma e che superi la sanità “a compartimenti stagni” prendendosi in carico i malati cronici e accogliendo i pazienti quando vengono dimessi dall’ospedale, solo allora sarà possibile ottenere un reale governo delle liste d’attesa, liberare i Ps dall’affollamento, e affrontare le cronicità che già oggi in Italia colpiscono un terzo dei cittadini.  

    Paolo Biasci, Presidente nazionale Fimp

    Dopo tanti anni di attesa, passare dalle parole ai fatti ed investire sull’assistenza territoriale, perché tutti gli indicatori individuano nelle Cure Primarie e nella valenza della continuità del rapporto fiduciario la soluzione per migliorare l’offerta di salute, anche in ottica di risparmio. La Pediatria di Famiglia già oggi rappresenta un modello da valorizzare, e il suo ulteriore sviluppo può rappresentare l’elemento qualificante per rispondere appieno ai bisogni di salute della popolazione pediatrica ed intervenire direttamente sulle famiglie con l’educazione sanitaria, corretti stili di vita ed attività di prevenzione.  

    Il Patto per la salute non è ancora stato siglato. Chiederete di essere convocati prima della sigla? E in ogni caso quali sono le vostre proposte in merito?

     

    Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg 

    Il Patto per la Salute rimane una prerogativa di programmazione tra Governo e Regioni, ovvio che fare una programmazione almeno ascoltando anche gli operatori può facilitare le fasi applicative di un documento di programmazione che dovranno poi passare sempre dai confronti contrattuali per essere considerati atti non solo scritti sulla carta ma resi esecutivi nella percezione quotidiana dei cittadini. Dobbiamo però segnalare in questo senso un nuovo passo nel rapporto con le Regioni, ed in particolare con il Presidente della Conferenza Stefano Bonaccini, con cui abbiamo firmato un documento di intesa dove ci pare ci siano delle forti premesse sul ruolo possibile della medicina generale in un Patto per la Salute e contiamo che sia Lui il primo a sostenerne i fondamenti nelle discussioni con il Governo e con le altre Regioni, vedremo e certamente non stasero solo in attesa pronti a dare il nostro contributo di idee e proposte per migliorare la medicina generale soprattutto per i suoi assistiti. Rimane fondamentale, inoltre, che ci sia l’armonia e la chiarezza degli obbiettivi di salute ed assistenza che si prefiggono il Governo e le Regioni in modo che ogni cittadino riceva dovunque quanto garantito dalla nostra costituzione. Poi, come abbiamo già detto, ci auguriamo che non diventi terreno di strumentalizzazione e si guardi ai professionisti ed alla loro attività in forza delle loro competenze e non alla vicinanza ideologica. L’interesse del cittadino sulla salute non è mai politico ne ideologico ma è quello pratico meglio pragmatico di poter essere curato ed assistito nel migliore dei modi: riteniamo che questo sia il compito della politica ed il patto della salute deve esserne l’espressione.  

    Angelo Testa, Presidente nazionale Snami 

    E’ chiara l’importanza della presenza degli addetti ai lavori su come miglio rare la qualità dei servizi, promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e garantire l’unitarietà del sistema. Le nostre proposte: ticket su tutte le prestazioni al pronto soccorso per i codici bianchi e verdi. Liste d’attesa consultabili on line da medici e pazienti con rispetto dei codici di priorità. Valutazione dei fabbisogni del personale del Servizio sanitario nazionale e dei riflessi sulla programmazione della formazione di base e specialistica e sulle necessità di assunzioni, compreso l’aggiornamento del parametro di riferimento relativo al personale. Sistema tessera sanitaria e del fascicolo sanitario elettronico a regime. In sintesi una  una corretta gestione e finanziamento del paziente cronico, ottimizzando le risorse e cercando di rendere uniformi, in tutto lo Stato, le cure di base che questi ammalati richiedeono e devono ricevere.  

    Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani

    Noi speriamo si faccia tesoro di quanto raccolto nei tre giorni della maratona per il patto della salute, dove gli stakeholder della sanità, tra cui il Sindacato Medici Italiani, hanno presentato delle proposte importanti. Lo SMI, in quella sede,   ha sottolineato come il personale del Sistema Sanitario Nazionale sia indispensabile per garantire per l’appropriatezza nell’erogazione dei Lea e per questo che devono essere assicurate risorse necessarie a loro sostegno. Una giusta retribuzione per i medici è una delle condizioni per evitare la grande fuga di professionisti dal SSN. Quanto oggi destinato alle detrazioni fiscali per le polizze sanitarie integrative e per il welfare aziendale dovrebbe, in parte, essere recuperato e destinato all’implementazione di servizi e personale, nonché alle retribuzioni. La redazione del nuovo Patto per la Salute deve prevedere: implementazione dei fondi regionali per la piena attuazione della Legge Balduzzi in relazione alla relazione dei PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) nelle UCCP (Unità Complessa di Cure Primarie), al fine di migliorare la qualità delle cure, dei servizi erogati e per l’efficientamento dei costi. Tale finanziamento non deve essere residuale ma specifico per singole regioni che devono reinvestire quanto risparmiato dai tagli dei posti letto e soppressione dei piccoli ospedali. In ogni caso ci auguriamo di essere convocati per la redazione del nuovo Patto per la Salute.  

    Antonio Magi, Segretario nazionale Sumai-Assoprof 

    Una proposta che può sembrare l’uovo di colombo ma che se accolta potrebbe risolvere più problemi in un colpo solo. Chiediamo che sia prevista la facoltà per tutti i medici specialisti ambulatoriali di chiedere ed ottenere il raggiungimento del massimale orario settimanale di 38 ore previsto dall’ACN. In tal modo, la media nazionale attuale di 23 ore settimanale potrebbe essere portata nel medio periodo realisticamente a 32-33 ore settimanali con un significativo aumento annuale delle prestazioni erogate e una rilevante riduzione dei tempi di attesa. Infatti, in media si calcola che per ogni ora di lavoro siano erogate 3 prestazioni. SUMAI ha calcolato che, attualmente, il monte ore nazionale con una media di 23 ore settimanali per singolo specialista è pari a 17.890.195 ore annue lavorate. Aumentando la media nazionale soltanto di 1 ora – da 20 a 21 ore settimanali per singolo specialista – si svilupperebbero 894.510 ore lavorate annue con un costo annuo pari a € 30.252.320 corrispondente al pieno impiego di 453 nuovi specialisti a 38 ore settimanali. Pertanto, se per ogni ora di lavoro sono erogate 3 prestazioni sanitarie, 1 ora in più di lavoro alla settimana comporterebbe 2.683.530 prestazioni in più all’anno su tutto il territorio nazionale.  

    Paolo Biasci, Presidente nazionale Fimp

    Certamente vorremmo essere ascoltati prima della sottoscrizione  del Patto per la Salute perché riteniamo di poter dare un contributo importante per il futuro dell’assistenza a bambini ed adolescenti. Riteniamo che debba essere dato il giusto riconoscimento alle Cure Primarie ed in particolare alla Pediatria di Famiglia. Siamo in grado di risolvere il 90% dei bisogni sanitari dell’età pediatrica, dalla cura delle patologie acute, alla prevenzione delle malattie anche tramite vaccinazione, alla gestione del cronico. Ci sarà bisogno di confermare l’attuale ruolo della pediatria di famiglia, evolvendolo verso le nuove forme organizzative per una reale ed efficace integrazione, anche in funzione di una razionalizzazione della rete ospedaliera pediatrica ed un conseguente consistente risparmio di risorse. Il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale in corso rappresenta una opportunità da cogliere.  

    A breve ci sarà la legge di bilancio, primo vero banco di prova per il Conte/2. Ci vuole indicare le tre priorità per la sanità e per gli operatori del settore? 

     

    Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg 

    Non c’è dubbio che la prima priorità è quella di inserire nella legge di bilancio la possibilità di individuare fonti di investimento economico al di fuori del fondo sanitario nazionale che per quanto riguarda la medicina di famiglia si traduce in un investimento sulle capacità proprie di investimento e di governo delle risorse da parte degli stessi medici di medicina generale. Puntare su questo vuol dire dare anche una risposta non solo alla sostenibilità del SSN, ai bisogni di salute ed alla presa in carico dei cittadini ma anche aumentare la produttività del paese. Un reale investimento sulle cure primarie, in termini di ricaduta economica vale quanto una grande opera strutturale del paese, agire su decontribuzione per il personale in carico alla medicina di famiglia e su defiscalizzazione sugli investimenti che aumentino la capacità diagnostica di primo livello negli studi di prossimità per il cittadino equivale a fare interventi su migliore i livelli occupazionali e creare indotto economico su tecnologia digitale sanitaria su cui l’Italia è all’avanguardia per proposta e offerta. Un forte investimento sull’ammodernamento del SSN che parta dal territorio e completi quello che si realizza in Ospedale darebbe motivazione ed entusiasmo ai giovani che si preparano al massivo ricambio generazionale dei prossimi anni scongiurando le fughe all’estero o peggio la scelta verso altre aree della professione e potrebbe ridare attrattiva non solo per i medici, ma anche per infermieri e quanti operano in sanità, guardando al territorio come un eccellenza e non come la cenerentola dell’SSN. Infine avere attenzione ai modelli di relazione tra sanità pubblica e sanità integrativa per fare in modo che lo sviluppo della seconda sia veramente integrativo e non sostitutivo, sia orientato a obiettivi coerenti con l’offerta pubblica e fare in modo che una parte dei margini  prodotti dalle attività integrative possano diventare finanziamento o economia di scala del SSN.  

    Angelo Testa, Presidente nazionale Snami 

    1) Risorse economiche e strutturali adeguate; 2) Corretto utilizzo di tutte le figure professionali sanitarie, con particolare attenzione agli infermieri, con il massimo ed opportuno rispetto ciascuno del proprio ruolo, costituendo delle efficaci squadre sanitarie per gestire al meglio le necessità; 3) Valorizzazione e riconoscimento dell’importante ed insostituibile ruolo del Medico di Medicina Generale nel panorama sanitario italiano.  

    Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani

    Ci aspettiamo una svolta decisiva, con finanziamenti adeguati per battere la precarietà in sanità, con l’assunzione di una rinnovata leva di medici e di professionisti sanitari. Nuove assunzioni nel Servizio Sanitario Nazionale per assicurare le cure su tutto il territorio nazionale, maggiori tutele per i medici convenzionati a partire da quelle salariali, fino alle misure contro gli episodi di violenza, prevedendo di affidare ai medici il ruolo di pubblico ufficiale. Una nuova stagione con scelte politiche che favoriscano pienamente le pari opportunità in tutti gli ambiti professionali medici.  

    Antonio Magi, Segretario nazionale Sumai-Assoprof 

    Aumento delle borse di specialistica e assunzioni degli specialisti, già formati, nel territorio. Perché è ora di dire basta alla dequalificazione professionale e a soluzioni fantasiose del tipo: richiamare i colleghi in pensione, militari o assumere laureati senza specializzazione (che potrebbero anche generare problemi di carattere medico legale da un punto di vista delle responsabilità, nel caso di un malaugurato infortunio o errore). Prevedere misure a difesa degli operatori dalle aggressioni e allo stesso modo disincentivare le società di avvocati a portare avanti “le cause temerarie” contro i medici in cui gli a guadagnarci sono solo gli avvocati. Per il resto perdono tutti: il medico che, seppur innocente, spesso vive “la causa” come un dramma, perde sicurezza e non vuole più effettuare quelle prestazioni che comportano rischi; il cittadino che viene illuso di vincere facile e sappiamo che non è così, il Ssn che in quanto tale è di tutti perché con la medicina difensiva butta, realmente butta al vento, ogni anno decine di miliardi.  

    Paolo Biasci, Presidente nazionale Fimp

    Potenziare il Sistema Sanitario pubblico, equo e solidale, incrementando gradualmente le risorse destinate al FSN, per recuperare almeno quanto definanziato negli ultimi anni. Ricercare risorse extra FSN da indirizzare al miglioramento qualitativo dell’offerta sanitaria e dei servizi erogati (personale di studio, attrezzature, innovazione tecnologica ecc.), anche prevedendo norme di defiscalizzazione degli investimenti.

    Centralizzare a livello nazionale le scelte strategiche di politica sanitaria, aumentando il controllo sulla erogazione dell’assistenza e sui livelli organizzativi in capo alle regioni.

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