• Cosa è cambiato nel rapporto medico-paziente. L’indagine delle cooperative.

    Di Elio Giusto, Consigliere Provinciale Fimmg.

    Si assiste a gravi episodi di intolleranza e sfiducia che sono alla base del fenomeno della medicina difensiva

    Ogni paziente dovrebbe sentirsi un po’ meglio dopo la visita del medico, a prescindere dalla natura della sua malattia. (Warfield Theobald Longcope)

    Il rapporto tra medico e paziente tende oggi, per molteplici ragioni, a diventare difficile o francamente conflittuale.  Ciò ostacola la cooperazione e la costruzione di una alleanza terapeutica.

    Ma cosa è successo, perché si passasse dal “Signor Medico, permette?” dei nostri nonni ad una simile carica di conflittualità nei rapporti?

    Perché, quando il paziente non guarisce la colpa è del medico?

    Probabilmente perché è convinto che il Medico possa e debba farlo, se non l’ha fatto, è perché o non ha voluto o ha sbagliato qualcosa, quindi, per un verso o per l’altro, è censurabile.

    “Dato che la fiducia nella scienza medica è ampiamente condivisa, e talvolta anche un poco sopravvalutata, ne consegue che l’errore medico nell’immaginario collettivo sia ancor di più sanzionato, sottoposto alla lente d’ingrandimento e catapultato nella cassa di risonanza dei media.

    Partendo da una concezione paternalistica, dove il paziente si affidava totalmente alle capacità mediche e decisionali del medico senza che quest’ultimo avesse l’obbligo di chiedere alcun assenso, si giunti alla “Carta dei diritti del paziente” del 1973 in cui è stato sancito il diritto del paziente ad essere parte attiva nelle decisioni terapeutiche che lo riguardano.

    Si è passati quindi da un rapporto del tutto asimmetrico, in cui al medico venivano dati tutti i possibili riguardi, ad un rapporto tra pari, simmetrico. Sembra quindi semplice da capire come in questo lento ma inesorabile sviluppo dei due ruoli si sia modificata anche la comunicazione tra i due soggetti. Comunicazione, tra l’altro, che negli ultimi decenni è stata ulteriormente influenzata dai nuovi mezzi di comunicazione e dalle nuove tecnologie con effetti positivi e negativi.

    Il medico di medicina generale è la figura di riferimento per ogni problema che riguarda la salute del proprio assistito. Da molti anni ormai si parla del rapporto medico-paziente e di come questo influisca su alcune variabili eterogenee tra loro, quali la compliance, la soddisfazione del paziente, la visibilità del Sistema Sanitario e la qualità percepita di esso.

    In un’indagine promossa dall’Istituto di Counseling Sistemico “Change” di Torino, è stato chiesto a circa 1000 medici quali fossero le principali difficoltà incontrate con i pazienti e esse sono risultate nel “farsi ascoltare”, “dare indicazioni di comporta- mento” e “ottenere collaborazione”.

    Di seguito è stato chiesto ai medici intervistati quali ritenevano fossero le caratteristiche dei pazienti “difficili”, che sono stati descritti come “prepotenti, saccenti, polemici, maleducati, ecc”.

    Ovviamente, però, queste non devono essere considerate caratteristiche intrinseche di tutti i pazienti, bensì atteggiamenti che si possono verificare nell’ambito di una relazione. In altri termini, può accadere che il paziente si comporti in quel modo con quel determinato medico, in quello specifico contesto.

     

    Ne consegue che, se le reazioni del paziente si verificano nell’ambito della relazione con il proprio medico, diviene importante analizzare le modalità comunicative del medico stesso, in quanto possibili cause o concause del comportamento “difficile” del paziente. Un approccio metodologico al paziente di tipo puramente teorico-intellettuale è insufficiente se disgiunto dall’altrettanto importante componente pratico-emotiva.

    Alcuni studi scientifici in effetti dimostrano che se un paziente è soddisfatto dell’incontro con il medico di medicina generale e stabilirà con lui una certa empatia, ci sarà un importante incentivo alla compliance terapeutica.

    Tutto ciò porterà a modificare il suo atteggiamento da negativo in positivo nell’affrontare la malattia o i problemi minori di cui soffrono, con molteplici benefici.

    Così anche il medico, di fronte ad un paziente che si pone maniera serena, potrà trarre vantaggi importantissimi per una prosecuzione appagante e stimolante della sua lunga carriera professionale.

    Un interessante indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità condotta dal Politecnico di Milano ha osservato addirittura come il 42% dei medici utilizzi WhatsApp per comunicare con i propri assistiti e il 29%, pur non utilizzandolo attualmente, ritiene di volersi servire dell’App in futuro.

    Questo possibile utilizzo smisurato della messaggistica e dei social network nel rapporto medico-paziente espone a due problematiche significative.

    In primis, tale App potrebbe risultare un potenziale elemento di disturbo dell’attenzione del medico rispetto alle visite in corso.

    In secondo luogo, vi è la possibilità che pazienti o familiari richiedano pareri clinici e indicazioni terapeutiche attraverso WhatsApp in assenza di motivi validi di urgenza.

    Questo potrebbe comportare conseguenti ricadute sia sulla capacità operativa del professioni- sta che ripercuotersi sull’ambito della responsabilità medico-legale.

    In effetti, da un lato non risulta definito se il medico abbia l’obbligo di rispondere a richieste di consultazione online e in quali tempi (esponendolo a contenziosi legali) e inoltre, ciò interferirebbe negativamente nella sua vita personale e familiare.

    Bisogna tuttavia sottolineare che mezzi di comunicazione come WhatsApp devono solo rappresentare un sostegno all’attività medica e mai sostituire le interazioni reali tra medico e paziente.

    Ne consegue che dedicare spazio alla formazione dei clinici rispetto all’impiego delle nuove tecnologie di comunicazione può contribuire a una maggiore efficienza della prestazione offerta. Un altro elemento rilevante di criticità riguarda la tutela della privacy.

    WhatsApp è utilizzato da clinici e pazienti a scopi personali e professionali.

    Se teoricamente infatti solo i destinatari delle conversazioni possono accedere ai dati, tuttavia esiste la possibilità di disseminazione incontrollata di informazioni personali.

    Questa App, benché in grado minore rispetto ad altri social network, rende disponibili ai partecipanti alcune informazioni sensibili relative all’interlocutore, in particolare: immagine del profilo; messaggio di stato; orario dell’ultimo col- legamento; situazione di stato.

    La disponibilità di questi dati, da cui è possibile desumere le abitudini personali del paziente e del medico (ora in cui ci si sveglia, ora in cui si va a dormire, abitudini e frequenza di collegamento, ecc.) può creare un illusorio sentimento di confidenza o fornire elementi di critica e controllo. Occorre quindi porre particolare attenzione a mantenere i propri ruoli in caso d’impiego di tecnologie che forniscono occasioni per ridurre le necessarie distanze professionali.

    Se pur al momento non ci sono studi di efficacia in ambito clinico, WhatsApp è ad oggi uno strumento di comunicazione sempre più utilizzato da medici e pazienti.

    Come abbiamo potuto osservare esso presenta ampi margini d’impiego ma anche problematiche. Queste ultime potranno essere evitate solo con un ragionevole utilizzo da parte del medico che dovrà, a sua volta, educare il paziente nell’uso della messaggistica istantanea.

    Una soluzione a tali problematiche potrebbe essere data dallo sviluppare regole e/o creare un’App dedicata da utilizzare in ambito esclusivamente medico.

    IL QUESTIONARIO

    Il breve questionario, alla vostra attenzione, è un ulteriore tassello alla comprensione, del nostro territorio, nel rapporto medico/assistito. Rapporto reso difficile da molteplici fattori che hanno alterato ruoli e richieste e che sfocia, purtroppo, in ripetuti episodi di intolleranza.
    Ha partecipato la FIMMG salernitana, la Cooperativa “San Giuseppe Moscati” Presidente Elio Giusto e la “Medicò” Presidente Raffaele Sellitto. Quest’ultimo ha esteso l’indagine agli Infermieri e alle collaboratrici di Segreteria. Una testimonianza aggiunta non neutrale e, soprattutto, informata e coinvolta sui rapporti di Studio tra medico e assistito.
    Ringrazio i Presidenti e in particolare le dott. Gilda Tranzillo e Immacolata Mariniello che hanno collaborato nel realizzare una perfetta sinergia tra mondo Cooperativo e Federazione dei medici di medicina generale di Salerno.
    L’augurio che si possa per il futuro realizzare, anche nella diversità, un intenso rapporto di partecipazione e confronto del variegato mondo sanitario e implementare la migliore sanità possibile sul nostro territorio.

    Elio Giusto, Consigliere Provinciale Fimmg

    L’ARTICOLO SU “TRIBUNA IPPOCRATICA”

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