• MMG e presa in carico dei pazienti complessi. Long-Term Care in Italia.

    La continuità assistenziale è già realtà in alcune aree del Paese, seppur con differenze regionali nell’impianto organizzativo e burocratico. È quanto emerge dalla prima indagine sulla “LA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE NELLA LONG-TERM CARE IN ITALIA” di Italia Longeva, presentata il 4 luglio a Long-Term Care FOUR.

    La ricerca, curata da Davide Vetrano, geriatra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e ricercatore al Karolinska Institutet di Stoccolma, in collaborazione con la Direzione Generale della Programmazione sanitaria del Ministero della salute, racconta le esperienze virtuose di presa in carico dei pazienti cronici in otto regioni: Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana e Umbria. Si tratta di 8 best practice di gestione delle cosiddette dimissioni difficili e 9 modelli efficienti di organizzazione delle reti territoriali.

    Come si evince dall’indagine, la continuità assistenziale si realizza prima di tutto sul territorio, con un sistema di cure più prossimo ai cittadini e ai loro bisogni, attraverso la costruzione di una rete di servizi sociosanitari capillare, flessibile e facilmente accessibile, in grado di offrire un’assistenza personalizzata e multidisciplinare. Nelle esperienze analizzate il protagonista della rete è il medico di medicina generale, che non agisce più come professionista singolo, ma “esce” dall’ambulatorio per aggregarsi con altri colleghi, trasferendo ad esempio il proprio studio all’interno di strutture polifunzionali come le Case della salute, o ancora indossando il camice del medico di reparto, come nel caso degli Ospedali di comunità.

    Ma la rete, per funzionare bene, deve poter disporre di adeguati servizi di assistenza domiciliare (ADI) e residenzialità assistita (RSA) per la presa in carico dei pazienti più complessi. Si tratta, tuttavia, di servizi ancora carenti e sottopotenziati rispetto alla domanda di una popolazione che invecchia. Secondo il Ministero della Salute, solo il 2,7% degli over-65 usufruisce di servizi di ADI, e solo il 2,2% di un posto in RSA.

    E l’ospedale? Si occupa delle emergenze e delle patologie acute, ma nelle buone pratiche prese in esame dialoga pure con il territorio per la gestione del rientro in comunità (dimissioni protette). Nei 7 modelli di dimissione protetta analizzati, la sinergia massima tra ospedale e territorio si realizza quando sono le stesse Centrali di continuità territoriali ad entrare in ospedale per prendere in carico il paziente prossimo alla dimissione, o addirittura, quando è l’ospedale stesso che accompagna il paziente durante il processo di dimissione dall’ospedale verso il proprio domicilio continuando a prendersene carico anche dopo.

    Presupposto, affinché ciò avvenga, è la disponibilità di un sistema informatico per lo scambio di informazioni sul paziente tra i vari specialisti, in tempo reale. Elemento che identifica un’area suscettibile di miglioramento, tanto quanto l’utilizzo delle tecnologie (monitoraggio a distanza del paziente, impiego di presidi tecnologici), essenziali per realizzare una presa in carico efficace, continuativa, sostenibile e del tutto autonoma rispetto al circuito dell’ospedalità.

    Giuseppe Milanese, Presidente di Confcooperative Sanità, intervenuto nell’ambito della tavola rotonda dal titolo “Innovazione organizzativa e competenze a supporto della Long-Term Care”, si è confrontato con Giorgio Agrati (RBM Assicurazione Salute) Valerio Fabio Alberti (DG ASL Città Torino) Silvio Brusaferro (Commissario Straordinario Istituto Superiore di Sanità) Giovanni Gorgoni (DG ARESS Puglia) Barbara Mangiacavalli (Presidente FNOPI), Giancarlo Ruscitti (Direttore, Dipartimento Salute e Politiche Sociali, Provincia Autonoma Trento) Lorenzo Scaccabarozzi (Direttore, Dipartimento di Fragilità, ASST Lecco): “Dopo anni che chiediamo regole per innovare il sistema, qualcosa inizia a muoversi […] Regole per l’accreditamento dei servizi, innovazione organizzativa e tecnologica, competenze e professionalità di alto profilo, presa in carico globale del paziente. Sono le istanze che portiamo avanti da anni – afferma – anche all’interno di questa edizione della LTC4 firmata da Italia Longeva.”

    “I dati presentati – continua il Presidente Milanese – dicono, con chiarezza che siamo ultimi in Europa (2,6 per cento di anziani assistiti) in termini di assistenza domiciliare, che abbiamo un Paese spaccato con un gradiente nord-sud drammatico, che non è un problema solo di spesa ma manca una regia unica nazionale in materia e regole certe”.    

    Quest’anno, tuttavia, c’è una novità: le nostre richieste iniziano ad avere finalmente risposte concrete, con notizie incoraggianti che arrivano sul fronte delle regole. Anche noi, come Confcooperative Sanità, abbiamo fatto la nostra parte per rispondere all’esigenze di innovazione organizzativa. Ciò è testimoniato da CAP, il nostro modello consortile che integra farmacisti, medici e professionisti dell’assistenza primaria, ormai pienamente operativo su Roma e provincia”. 

    LONG-TERM CARE FOUR

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