• GRAVE DENUNCIA DEL SISTEMA SANITÀ DEL SUD A PRESADIRETTA

    I problemi della sanità del sud sotto la lente di “Presadiretta” la trasmissione di Rai 3 in onda ieri sera alle 09:00.

    Particolarmente penosa la notizia secondo cui la Campania detiene il triste primato di regione europea a più elevata mortalità per cause evitabili ed è ultima in Italia per applicazione dei LEA.

    Le cause sono ben note: carenza di Personale e di mezzi; organico stabilmente precario; colpevole assenza di chiari ed efficaci criteri organizzativi su macro e micro-scala con ricorso a prassi soggettive e non codificate, affidamento alla buona volontà dei singoli operatori, soli, sovraccarichi di lavoro e fortemente demotivati.

    Il confronto con Sistemi più avanzati è scoraggiante: organizzazione, comunicazione tra gli operatori e con i pazienti, progettazione, algoritmi di comportamento e simulazioni, verifiche degli esiti, segnalazione e prevenzione del rischio clinico ed organizzativo, superspecializzazioni su grandi numeri, motivazione del personale, formazione di gruppi affiatati.

    Il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi fa riferire l’inizio di questo divario tra nord e sud alla modifica della legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 quando è stata affidata la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni ampliando il ruolo e le competenze delle autonomie locali. Da quel momento per lo Stato è diventato impossibile intervenire sulle Regioni inadempienti.

    Il Presidente ha poi sottolineato come l’assistenza socio-sanitaria domiciliare al sud sia, per motivi organizzativi, vicina allo zero e come questo dato influisca ancora più negativamente sulla spesa pubblica ampliando il numero dei ricoveri per patologie prevenibili e sia responsabile della netta riduzione dell’aspettativa di vita nelle regioni del sud (circa 8 anni più bassa). “IL PERSONALE DI FRONTIERA VA MOTIVATO – ha concluso – NON SI PUÒ RINNOVARE LA SANITÀ A COSTO ZERO”. Inoltre ha puntato il dito sulla totale defezione politica sui temi della sanità pubblica che sebbene riconosciuta da tutti come bene primario, non riceve nei fatti e nella programmazione le dovute attenzioni. Il nostro è infatti il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, che spende di più nella sanità privata.

    Pina Tommaselli, dirigente LegaCoop Campania ha così commentato la trasmissione:
    “Chi nasce a Napoli e dintorni ha una aspettativa di vita di otto anni in meno. Ad affermarlo non sono i soliti medici ‘allarmisti’ ma una delle massime autorità sanitarie del Paese Valter Ricciardi che sottolinea che nel 2001 l’aspettativa di vita al sud era di un anno più alta del nord. Un Paese spaccato in due con un gap difficilmente recuperabile. Ci sembra un oltraggio ad un intero popolo! Dalla ‘arguta intuizione’ di quel grande statista Calderoli a finire a tutti i successivi Governi, di tutti i colori, ma sempre a Trazione nordista, il criterio nel riparto del Fondo è stato unicamnete l’età, cioe il cittadino campano appartenente ad una regione ‘giovane’ è risarcito meno rispetto al cittadino ligure! E la deprivazione sociale? E l’inquinamento? E La povertà? Un sotto finanziamneto che ha innescato viaggi della speranza, tagli e commissariamenti di cui oggi beviamo l’amaro calice. Una notizia in grado di agitare il sonno di chiunque operi nel Servizio Sanitario a vario titolo e di chiunque abbia la responsabilità in questo momento delle salute pubblica. Accogliamo con interesse la notizia del nuovo Piano Sanitario Ospedaliero con l’aumento dei posti letto, le nuove assunzioni e ci fa particolarmente piacere sapere dell’inversione del trend della percentuale dei tagli cesarei. Abbiamo accolto con favore, e con noi i nostri assistiti, la notizia dell’abolizione del ticket regionale. Ma tutto questo rischia di diventare insufficiente (e anche economicamnete poco sostenibile ) se non affiancato da un adeguato riordino delle cure primarie che passa per il potenziamento degli screening, l’abbattimento delle liste d’attesa riportando nel primo livello tutto ciò che oggi è impropriamente demandato agli ospedali e riorganizzando le cure domiciliar. Le forme organizzate e le forze sindacali della medicina generale (circa 2000 medici riunite in forme associative) hanno dato la loro disponibilità al Commissario ad intraprendere nuovi percorsi finalizzati ad ottimizzare il rapporto tra quantità della spesa sanitaria e qualità delle cure, offrendo anche un sistema di automisurabilità ispirato a criteri di appopriatezza. Attendiamo con fiducia e con lo spirito costruttivo che oggi merita il popolo campano di poter lavorare ‘pancia a terra’ per invertire questo trend e riaffermare qui in Campania, la civiltà che deriva da un equo accesso ad un diritto non comprimibile: il diritto alla salute!”

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