• Medici di famiglia, Scotti (Fimmg): nel 2018 più autonomia e maggiore potere contrattuale.

    «Lavoreremo per un recupero della dignità della professione del medico di famiglia, che deve acquistare una maggiore autonomia e un nuovo potere contrattuale. La politica deve iniziare a guardare ai 45mila medici di base come soggetti del mondo della piccola impresa italiana e non come un semplice ingranaggio della sanità pubblica». È questo il programma che la Federazione Italiana dei medici di famiglia, attraverso il segretario nazionale, Silvestro Scotti, intende portare avanti nel 2018. Tra i primi punti all’ordine del giorno del primo Consiglio Nazionale della Fimmg, che si terrà entro la fine del mese di Gennaio, ci sono infatti temi come il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale, il reperimento di nuove risorse che promuovano un rilancio dell’assistenza territoriale da parte dei medici di famiglia, centrata soprattutto sulla presa in carico globale del paziente. «Vogliamo reinvestire nel rapporto con la politica parlamentare – spiega Scotti – Purtroppo abbiamo riscontrato troppo spesso una mancata attenzione della politica in generale, e del parlamento in particolare, nei confronti dei medici di famiglia che vengono percepiti come un’appendice del sistema sanitario nazionale. Quello che vogliamo rivendicare, invece, è una maggiore autonomia della categoria che va di pari passo con una maggiore assunzione di responsabilità nei confronti dei pazienti. Purtroppo fino ad oggi – prosegue il segretario nazionale della Fimmg – i nostri interlocutori sono stati soprattutto il ministero della Salute e le Regioni. A fronte di una sempre crescente riduzione di risorse per la sanità pubblica, è arrivato il momento per i medici di percorrere sentieri nuovi e cercare possibilità di sviluppo in ambiti come ad esempio il lavoro, l’innovazione e la formazione».

    Per Scotti il medico di famiglia deve abbandonare il “vecchio” schema in cui è stato inquadrato fino a oggi, e deve diventare sempre più un imprenditore al servizio della sanità pubblica. «Penso ad esempio all’emendamento contenuto nell’ultima legge di Bilancio per favorire l’occupazione al sud, che prevede investimenti a favore della creazione di nuovi posti di lavoro. Anche i medici di base del sud Italia potranno usufruire della norma che, tuttavia, andrebbe estesa alla categoria sull’intero territorio nazionale. A fronte di un maggior impegno dei medici di famiglia per la presa in carico dei pazienti, soprattutto se anziani e malati cronici – spiega Scotti – i medici nei prossimi mesi dovranno dotarsi di uno staff qualificato fatto di assistenti, infermieri specializzati in medicina generale che dovranno supportare l’attività del medico. Se nel bilancio dello stato non ci sono fondi per la sanità pubblica, vorrà dire che andremo a bussare alle porte del ministero del Lavoro». Non solo. «Il 2018, a mio avviso, sarà anche il punto di non ritorno rispetto al ricambio generazionale dei medici di famiglia – afferma perentorio il segretario nazionale – È arrivato il momento di rendere più appetibile questa professione, puntare su formazione, innovazione e, ancora una volta, autonomia e responsabilità della professione. Tutti elementi che dovranno far parte integrante del nuovo accordo collettivo nazionale». Quanto alle azioni che la Fimmg mette in campo per raggiungere gli obiettivi per il 2018, Scotti non ha dubbi. «Ricorreremo anche allo sciopero, se sarà necessario – dice – ma non credo che questa sia per la categoria la strada giusta. Pensiamo piuttosto a fitte campagne di comunicazione per sensibilizzazione l’opinione pubblica contro la politica di riduzione del Servizio sanitario nazionale. Campagne di comunicazione a cui la politica, nel momento pre-elettorale, non potrà restare indifferente. Ora però ci aspettiamo fatti e non più solo promesse».

    Francesca Malandrucco – Doctor33

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