• Per la sanità è tempo di cambiare. Sarebbe auspicabile la nascita di unità di cure primarie affidate al medico di fiducia.

    Il presidente Oliveti intervistato da QuotidianoSanità manifesta l’interesse dell’Enpam nel salvaguardare sia il Servizio Sanitario Nazionale che l’esercizio della libera professione principali fornitori di contributi previdenziali per gli iscritti.

    Il nostro Ssn – riferisce – ha numeri di rilievo internazionale, e può creare opportunità di crescita e di occupazione. I nostri medici sono apprezzati oltre il confine nazionale ma persistono, ben evidenti, grandi criticità: profonde differenze in termini di qualità, di accesso e di fruibilità dei servizi tra regione e regione e tra azienda ed azienda, sprechi, vuoti assistenziali e malaffare ancora incidenti sulla spesa.

    È necessario rendere il nostro SSN rispondente ai tempi ed alla situazione economica, rifacendosi al concetto essenziale di “possibile che ci possiamo permettere” selezionando i livelli essenziali di assistenza (LEA) possibili da garantire a tutti e su tutto il territorio nazionale e demandare alla sanità integrativa il perimetro “extra LEA”, continuando ad agire sulle asimmetrie assistenziali regionali e locali, sugli sprechi e sulla corruzione.

    La sanità integrativa assicurativa scelta dai cittadini più abbienti o concessa da contratti aziendali con sgravio del costo fiscale e contributivo e quindi riduzione della partecipazione alla spesa per la sanità pubblica, riduce le risorse destinate alla sanità pubblica, ed è incompatibile con la sopravvivenza di un sistema universalistico, perché sottrae risorse al Fondo sanitario nazionale innesca un doppio binario di assistenza sanitaria: chi può e chi non può.

     La competizione anomala del privato che utilizza professionisti formati nel pubblico e da esso contrattualizzati con un meccanismo anomalo di part time, innesca una proletarizzazione della professione e un evidente conflitto d’interessi fra il datore di lavoro pubblico che dovrebbe dare il miglior servizio possibile e quello privato che ha un ritorno maggiore se il sistema pubblico è carente, sottofinanziato, corrotto e con lunghe liste di attesa. Ciò determina un notevole divario retributivo dei professionisti italiani con gli analoghi professionisti europei.

    L’intramoenia, che permette al pubblico di ricevere una percentuale sulle prestazioni professionali private rese dai propri dipendenti è stata introdotto proprio perché il pubblico non aveva le risorse per garantire ai medici compensi in linea con i livelli europei ed è dilatata dalle lunghe liste d’attesa e dai superticket. In questo contesto i costi fissi, compresa la tecnologia, sono tutti a carico del Ssn.

    Il nodo formazione
    La formazione, che ha un costo pubblico di quattrocentomila euro l’anno fa, con l’accesso programmato, la fortuna di Università meno blasonate oggetto di scelta obbligata e costosa dei nostri giovani aspiranti medici, esclusi dalla specializzazione e speranzosi di entrare nel circuito formativo nazionale seppur ben richiesti all’estero dove godono di una buona fama sul piano scientifico per cui sarebbe auspicabile inserire la competizione ed il merito tra le Facoltà (troppo numerose e con problemi di finanziamento, di mezzi e di competenze necessarie per fare ricerca e didattica di qualità) ed aprirle alla competizione europea per la formazione professionale degli operatori sanitari.

    È tempo di fare un cosciente esame di qualità a tutto il sistema partendo dal lavoro medico. Chiunque infatti sia interessato alle sorti del nostro sistema sanitario deve mettere al centro dell’attenzione la qualità dell’esercizio professionale.

    La centralità del medico
    Un Servizio Sanitario Nazionale può funzionare bene se funzionano in maniera coordinata le sue tre aree fondanti: ospedale, medicina pubblica, territorio con tutti gli operatori medici e sanitari necessari. La programmazione formativa e professionale va centrata sulla loro concatenazione. In questo senso, potenziare l’assistenza primaria appare fondamentale per conciliare efficacia e costi.

    Lo dimostrano le evidenze a livello mondiale: un Servizio Sanitario Nazionale fondato sull’equità dell’accesso e sull’universalismo delle prestazioni (tutti eguali di fronte alla malattia, ognuno contribuisce in relazione al reddito) regge se ha un buon sistema di cure primarie, che concili efficacia e costi e che agisca direttamente come primo approccio ai problemi di salute, contribuisca alla prevenzione, costituisca l’interfaccia delle prestazioni tecnicamente più complesse del livello ospedaliero e gestisca direttamente la cronicità.

    Per la presa in carico del soggetto cronico affetto da pluripatologie, sarebbe auspicabile la nascita di unità di cure primarie affidate al medico di fiducia, con la collaborazione di altre professionalità sanitarie che possano portare assistenza di prossimità, domiciliare o residenziale sulla base di piani assistenziali individuali.

    Infatti, per quanto la tecnologia e l’impatto di Internet possano cambiare le abitudini dei cittadini e il loro atteggiamento, la fiduciarietà del rapporto tra medico e paziente e l’autorevolezza del professionista fanno sì che a lui venga chiesto il giudizio finale indipendente. Fiducia, autorevolezza e giudizio: è da qui che occorre ripartire per un Servizio Sanitario Nazionale che funzioni.

Comments are closed.