• Professioni sanitarie – riforma paralizzata

    Il decreto Lorenzin è fermo alla Camera «boicottato» da 270 emendamenti. Le perplessità degli operatori tutti divisi tra di loro sul riconoscimento e sull’istituzione di nuovi Ordini.

    Che fine ha fatto il disegno di legge Lorenzin sulle professioni sanitarie? Il testo approvato dal Senato e trasmesso alla Camera in seconda lettura il 24 maggio 2016 sembrava a un passo dall’approvazione. E invece, dopo 1.300 giorni di iter parlamentare, il testo tornerà domani all’esame della commissione.

    Affari sociali della Camera ha ricevuto circa 270 proposte emendative ma resta il rischio di dover tornare al Senato e di non essere varato prima della fine della legislatura.

    Il progetto

    Ma perché tanta difficoltà ad approvare questo testo? Per via di veti incrociati tra le varie categorie e le possibili sovrapposizioni che restringerebbero l’area di business.

    Riassunto delle puntate precedenti: rispetto alle professioni sanitarie, il disegno di legge Lorenzin sostituisce gran parte del decreto legislativo 233 del 1946. Le nuove norme organizzative riguardano sia gli ordini esistenti dei medici chirurghi e degli odontoiatri, dei veterinari e dei farmacisti sia i nuovi ordini.

    Gli attuali Collegi delle professioni sanitarie e le rispettive Federazioni nazionali si trasformano in Ordini delle stesse professioni e relative Federazioni nazionali, accorpando in un medesimo Ordine, quello dei tecnici sanitari di radiologia medica professioni tra loro omogenee ecocompatibili, le professioni sanitarie tecniche, della prevenzione e della riabilitazione,

    che pur regolamentate non hanno ancora albi professionali. Completa il quadro il passaggio a professioni sanitarie di biologi e psicologi, nonché l’istituzione dell’albo dei fisici nell’ordine dei chimici e il riconoscimento professionale delle figure finora «emarginate» di osteopata e chiropratico. Sul delicatissimo settore delle professioni sanitarie sono stati presentati molti emendamenti.

    I contrasti

    Uno dei campi di scontro riguarda l’articolo 4 del testo normativo: sull’istituzione e la definizione della professione dell’osteopata c’è un emendamento del Pd (a prima firma Donata Lenzi) che prevede l’istituzione del «corso di formazione universitaria post laurea in osteopatia alla quale possono accedere i laureati in fisioterapia o in medicina e chirurgia», con un annesso decreto che dovrebbe stabilire i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti in osteopatia conseguiti in sedi formative italiane ed estere.

    Una proposta che contraddice il contenuto dell’articolo 4 firmato dalla senatrice De Biasi (anche lei appartenente al Pd), che riconosce l’osteopatia come professione sanitaria autonoma, com’è stabilito dalla norma europea di standardizzazione e, secondo alcuni, in contrasto con la posizione e il lavoro del Ministero della Salute oltre che del Senato, che il 24 maggio 2016 ha approvato l’articolo 4 con larghissima maggioranza di voti.

    Ci sono poi emendamenti sulla figura del chiropratico che modificano il testo dell’articolo 5 e si propone una modifica al profilo professionale del podologo e l’istituzione del relativo corso di laurea magistrale in pediatria.

    Tra le altre proposte oggetto di emendamenti la richiesta di riconoscimento per il chinesiologo, professionista delle attività motorie, competente nelle attività finalizzate al mantenimento del benessere e dell’efficienza psico-fisica mediante la promozione di stili di vita attivi nonché al recupero motorio.

    Proposta infine l’istituzione della Commissione nazionale per l’aggiornamento periodico delle professioni sanitarie. Il tutto però andrebbe ultimato entro i 200 giorni che restano alla legislatura in corso. Una corsa contro il tempo. È questo l’avversario più duro.

    Per saperne di più: www.avvocatosimonapelliccia.it

    Il Corriere della Sera Economia lunedì 11.9

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