• Responsabilità medica: come ripartire l’onere probatorio in caso di condotta omissiva

    Con la sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione coglie l’occasione per rimarcare i principi di ordine generale in materia di responsabilità contrattuale e, specificamente, sul riparto dell’onere probatorio tra attore paziente danneggiato da un lato e convenuto (struttura ospedaliera) dall’altro.

    Il fatto

    Un neonato subiva lesioni da sofferenza ipossico – ischemica patita in occasione del parto. Gli esiti nefasti delle lesioni si concretizzavano in una paralisi cerebrale infantile, con compromissione funzionale degli arti inferiori e totale assenza di parole. La malattia del neonato, riscontrata in epoca successiva alla nascita, determinava i genitori a rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti dal proprio figlio.

    La decisione dei Tribunali di merito

    Il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi hanno rigettato la domanda di risarcimento danni proposta dai genitori, ritenendo che la patologia sofferta dal minore non fosse riconducibile ad una manifestazione verificatasi durante il parto.

    Nello specifico, ritenevano che la condotta imperita dell’ostetrica (mancato monitoraggio CTG prolungato per un considerevole periodo di tempo antecedente all’ingresso in sala parto), non fosse in relazione causale con la patologia riscontrata sul minore, e ciò anche in ragione del fatto che fosse documentata l’assenza di sofferenza – anzi, di buone condizioni – del neonato al momento della nascita.

    La sentenza della Corte di Cassazione

    Contro detta decisione, i genitori ricorrono alla Suprema Corte di Cassazione sulla base di cinque motivi.

    Seppur con diverse formulazioni, i genitori lamentano in estrema sintesi la violazione dei principi che governano il riparto della distribuzione dell’onere della prova in tema di responsabilità contrattuale di cui all’articolo 1218 cod. civ. (e così anche di malpractice medica per un’azione di risarcimento danni promossa contro la struttura Ospedaliera).

    Richiamando i principi che governano l’onere della prova in materia di responsabilità medica allorquando venga invocata a titolo contrattuale(1), e dopo aver precisato quale sia l’indirizzo giurisprudenziale in tema di danni cerebrali da ipossia neonatale(2), la Suprema Corte di Cassazione accerta l’erroneità del percorso motivazionale della Corte d’Appello, affermando che il danneggiato avesse assolto il proprio onere probatorio.

    In effetti, l’attore aveva dedotto – in maniera articolata e specifica – l’inadempimento della lege artis medica da parte dell’ostetrica consistita “nell’interruzione del monitoraggio della partoriente con tracciato cardiotocografico nella fase terminale del travaglio e per un considerevole periodo di tempo”.

    L’allegazione della condotta imperita in siffatti termini avrebbe dovuto indurre, ed in difetto di prova positiva contraria da parte del danneggiante, avrebbe dovuto condurre i Giudici della Corte d’Appello a ritenere provata un’omissione idonea a cagionare l’evento pregiudizievole lamentato.

    Del resto, prosegue la Corte di Cassazione, secondo i canoni della corretta pratica ostetrica, e pur in assenza di segni clinici anomali, un costante monitoraggio tococardiografico della partoriente integra condotta diligente imposta per l’assistenza al parto, in quanto finalizzata alla tempestiva diagnosi di una sofferenza fetale ed alla conseguente adozione degli interventi ad hoc necessari (quali la pratica di taglio cesareo) ad evitare il verificare di insulti anosso – ischemici e dei derivanti stati patologici cerebrali(3).

    La diversa applicazione dei principi in materia della distribuzione dell’onere della prova, porterebbe ad affermare – come implicitamente deciso dalla Corte d’Appello – che “il danneggiato sia gravato della prova certa e positiva sia di un contegno inadempiente del medico sia della efficienza eziologica di quest’ultimo nella produzione del danno”.

    Per saperne di più: www.avvocatosimonapelliccia.it

    (Altalex, 2 agosto 2017. Nota di Andrea Compagnone)

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