• Smontate accuse di iperprescrizione. L’avvocato: Rischi da decreto appropriatezza

    img_5322.jpgL’articolo tratto da DoctorNews33 fa finalmente chiarezza e giustizia sul pericoloso sentiero in cui ci si è incanalati con il recente susseguirsi di norme pericolosamente restrittive:

    Fonte: Mauro Miserendino DoctorNews33

    Qualcuno ricorderà i medici di famiglia incatenati dieci anni fa davanti alla sede della Corte dei Conti in Lombardia, ai giardini pubblici di Milano, a seguito di 564 procedimenti aperti dalla procura regionale contabile per iperprescrizione. Lo scostamento in valore dalla media prescrittiva per categoria farmacologica per questi medici era oltre il doppio dell’atteso: eccesso di pazienti malati o comparaggio? Negli anni le sentenze hanno ridimensionato il caso. Ultima in ordine di tempo arriva la numero 64 del 12 aprile scorso, che sottolinea come sia l’Asl che accusa il Mmg di danno erariale a dover dimostrare carte alla mano tale danno e non il contrario. Nella fattispecie si tratta di contestazioni a un medico di famiglia milanese per prescrizioni avvenute tra il 2002 e il 2004 per una condotta “particolarmente difforme rispetto alla generalità dei medici operanti nelle rispettive Asl di appartenenza”; erano contestate per una spesa totale di euro 12.725,75 e per l’accusa era configurabile una “sistematica e reiterata violazione della disciplina normativa e regolamentare in materia di prescrizione di farmaci”.

    La difesa opponeva nel merito che non erano stati specificati i criteri di determinazione dello scostamento, il danno erariale era stato calcolato senza defalcare gli sconti a carico delle farmacie, i ticket a carico del cittadino, e il recupero dell’Iva.
 Il medico poi non era stato informato delle verifiche della Gdf e non aveva potuto esprimere un suo intervento chiarificatore né erano stati informati i pazienti (e neppure avevano dato consenso al trattamento dei loro dati). Ma soprattutto, i freddi numeri statistici non considerano “l’epidemiologia del micro territorio e quella specifica del singolo medico”.
 La Corte però ha assolto il medico perché “non spetta al medico convenuto provare che i pazienti soffrissero di patologie ex note Cuf 2, 5, 48 e 48 bis ma è l’attore (la Procura, ndr) a dover provare il contrario”.
 Andava fornita la prova certa che le prescrizioni erano state effettuate fuori dei casi contemplati nella nota di riferimento e invece s’è dimostrato, tutt’al più, che “mancano documenti dimostranti l’esistenza delle patologie che avrebbero giustificato la prescrizione dei farmaci. 
Ma non è obbligo del medico conservare copia di referti o prescrizioni di medici specialisti o quant’altro, né è significativa l’assenza di riscontro negli archivi ASL di esami o visite specialistiche non potendosi escludere che il paziente li abbia effettuati a proprie spese”.
 Spiega l’avvocato Paola Ferrari curatrice del sito www.legalcorner.it che ha pubblicato l’atto: «La sentenza si inserisce sulla falsariga di altre come la 9 del gennaio 2010 che affermano come il medico vada comunque messo in condizione di produrre una scelta terapeutica; a volte, il danno anche economico derivante al paziente, al Ssn e alla collettività da una mancata terapia, unito ai rischi legali per il medico che “ipo-prescrive” può essere superiore al danno erariale in questione. Inoltre le stesse note Cuf e Aifa sono passibili di cambiamenti che possono allargare i confini della prescrivibilità così come pure nel tempo il medico può uniformare i suoi comportamenti alla media dei colleghi per cambiamenti nella composizione dei suoi pazienti o delle loro condizioni.

    «Simili sentenze – continua Ferrari con riferimento al decreto appropriatezza – hanno un riverbero anche sulla lettura di provvedimenti che limitano la prescrizione di test che invece potrebbero essere dirimenti per approdare a una corretta terapia. Il medico bene farà da una parte a non esimersi mai dal prescrivere, anche su ricetta bianca, un esame che ritiene opportuno, e dall’altra a tenere nota di tutti i percorsi diagnostici e terapeutici sulla scheda paziente informatizzata inserendo ove possibile i dati degli esami sostenuti fuori Ssn». Ferrari aggiunge un ultimo motivo d’allarme. «Mi meraviglia di aver sentito poche voci levarsi su un passaggio della circolare che modifica il decreto appropriatezza: quando chiede al medico che trascrive un’indicazione specialistica di scrivere anche il nome del proponente dell’esame o il suo numero d’iscrizione all’Ordine, e attiva oltre a un controllo prescrittivo di fatto un controllo incrociato sull’attività del collega, la cui prestazione potrebbe non figurare da altre parti ad esempio nelle fatture spedite al Mef per la precompilazione del 730».

     

    LA SENTENZA CON IL COMMENTO DELL’UFFICIO LEGISLATIVO FNOMCeO

     

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