NUOVA GIURISPRUDENZA IN TEMA DI APPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA

In Italia la legge si muove con la celerità di una lumaca, è noto;  e quindi, solo in data 17/11/2015, dopo ben 8 anni dal ricorso di una nota Azienda Farmaceutica,  il TAR del Lazio si è espresso sul DGR del 28 dicembre 2007, n. 1057 recante norme regionali sull’appropriatezza prescrittiva.

Al fine di disporre di un’utile riferimento giurisprudenziale si ritiene utile segnalarlo ai colleghi che ne siano o che potrebbero esserne interessati.

Tutti concordiamo con il principio che anche l’operato del Medico, in tempi di ristrettezze, come per un buon padre di famiglia debba essere improntato al risparmio oculato, ma essere intimoriti nell’attività prescrittiva e perciò abbandonare uno strumentario terapeutico considerato efficace solo per il costo è apparso un condizionamento, in alcune circostanze, gravemente limitativo ed immorale.

Allora la Camera di consiglio del TAR Lazio ha stabilito alcuni principi irrinunciabili a cui attenersi:

  1. “l’attività medico – prescrittiva, appartiene alla competenza legislativa concorrente Stato – Regioni, in quanto riconducibile alla tutela della salute”.
  2. “le norme di principio, sulla base dell’insegnamento della Corte costituzionale, sono dirette, oltre che all’individuazione dei principi fondamentali, anche a garantire uniformità nei diritti a livello nazionale”
  3. “la fissazione dei limiti e dei criteri che devono guidare il medico nella scelta del farmaco che meglio risponda alle esigenze terapeutiche del singolo caso non può che appartenere ai principi fondamentali da stabilire con legge statale, trattandosi di uno dei casi in cui occorre assicurare uniformità di trattamento nei diritti a livello nazionale”
  4. “la delibera sull’appropriatezza prescrittiva che fa riferimento all’utilizzo delle “risorse messe a disposizione dalla Regione”, viene ad introdurre disposizioni che limitano la scelta del medico di prescrivere la terapia migliore per il paziente, relegando importanti specialità medicinali già presenti in classe “A” del prontuario a mere scelte residuali”
  5. ” la Regione ha introdotto, operando in maniera illegittima, una disciplina non conforme ai principi ricavabili dalla vigente legislazione nazionale”

Alla stessa stregua il decreto 56 della Regione Campania lede questi principi costituzionali.

Necessita dunque riconsiderare i termini di tale decreto palesemente illegittimo addivenendo a comportamenti basati su principi di uniformità su base nazionale che, pur consentendo condotte virtuose connesse al risparmio, non ledano la vera appropriatezza che è quella finalizzata alla cura in via prioritaria.

La sentenza de TAR Lazio

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